Recensione di: “L’idea di Università” di Karl Jaspers

Il futuro della nostra Università, nella misura in cui le viene data un’opportunità, è fondato sul rinnovamento dello spirito originario. Nel corso di mezzo secolo tale spirito si è poco a poco inabissato, fino a rovinare profondamente negli ultimi tempi1.

Con queste parole Karl Jaspers avvia la sua riflessione su L’idea di Università che aveva già costituito il soggetto di uno scritto dal medesimo titolo pubblicato nel 1923. Questo lavoro non è, come potrebbe sembrare a tutta prima, una semplice riedizione della pubblicazione degli anni Venti, ma presenta una netta discontinuità dallo scritto precedente, non solo perché sono intercorsi vent’anni dalla prima versione, e anni epocali occorre precisare, ma anche perché, sempre con le parole dell’Autore, quest’opera riveste un carattere programmatico di rilancio di un’Istituzione che ha perso le proprie radici. Opportunamente, nella prefazione all’edizione italiana, il Prof. Miano ricorda che il motto dell’Università di Heidelberg riportato al suo ingresso era dem lebendigen Geist, allo spirito vivente, mutata nel periodo della dominazione nazista in dem deutschen Geist, allo spirito tedesco.

L’opera di Jaspers si colloca dunque nel solco di una tradizione antica che è stata bruscamente interrotta nel periodo intercorso tra le due guerre e che richiedeva allora un lavoro di radicale ripensamento della propria fisionomia, tanto nella memoria dell’eredità humboldtiana, da cui proveniva, quanto nella novità di orizzonti che i tempi nuovi stavano aprendo.

Il testo è di profondo interesse sia per la sua genesi e contestualizzazione storica che per i contenuti esposti. La genesi, come si è accennato, è data dalla necessità di riscattare l’Università tedesca dal periodo di “annichilimento morale” che ha appena attraversato. Il volume è dedicato al Prof. Bauer, Rettore dell’Università di Heidelberg, che Jaspers favorì nell’ascesa al vertice dell’Istituzione. Quanto ai contenuti, il testo è sostanzialmente suddiviso in tre parti: una prima dedicata alla vita intellettuale, una seconda ai compiti dell’Università e una terza ai requisiti fondamentali per l’esistenza dell’Università. Il testo di questa edizione mantiene anche l’originale tedesco su cui è stata condotta la traduzione della Prof.ssa Osimani.

La prima parte è quella epistemologicamente più impegnativa, confrontandosi con i temi della natura, significato e utilità della scienza, i suoi rapporti con la filosofia, la dimensione dello Spirito, dell’esistenza e della ragione.

Carattere fondamentale della scienza, per Jaspers, è l’aspetto metodologico: il sapere scientifico si differenzia dall’opinare del senso comune per la consapevolezza dei metodi adottati nella sua acquisizione. Questa consapevolezza permette anche di situare, ed eventualmente relativizzare, le conoscenze così ottenute al loro contesto. La scienza presenta inoltre il carattere della cogenza, vale a dire della sua necessità oggettiva. Risulta interessante, in questo contesto, il rapido confronto sviluppato dall’Autore tra le figure di Galileo e Bruno: la prima poteva “permettersi” l’abiura, in quanto essa nulla avrebbe tolto alla necessaria oggettività delle tesi proposte, la seconda, al contrario, non poteva “permettersi” tale lusso, poiché la verità delle tesi proposte dipendeva dall’“entusiastica adesione ad esse da parte del filosofo”2. Terzo e ultimo carattere ascritto dal Filosofo di Oldenburg al sapere scientifico è la validità universale degli enunciati. Questa caratteristica dipende, a propria volta, dal fatto che le conoscenze scientifiche si presentino come necessarie.

Dopo questa caratterizzazione di sapore quasi kantiano, troviamo significativi aggiustamenti e rigorizzazioni del tema laddove Jaspers cerca di precisare il significato della scienza. Indagando il nodo dei postulati scientifici, il Nostro esplicita ancora come la consapevolezza della natura postulatoria dell’indagine scientifica conferisca ad essa la sua universalità.

A ciò si aggiunga un’acuta consapevolezza dei limiti del sapere scientifico: non è conoscenza ontologica, non offre mete valoriali, non nasce da bisogni “scientifici”. Più in generale, nota Jaspers: “la scienza ha sempre prodotto la delusione più profonda, laddove ci si è aspettati da essa più di quanto non sia in grado di offrire”3. Non solo, si precisa poi che: “la scienza abbandonata a sé stessa precipita in una deriva senza senso”4. Da qui la necessità interna al pensiero scientifico di assumere una guida, ruolo questo che può essere assolto dall’“Uno della trascendenza”.

Sviluppate queste necessarie premesse di ordine epistemologico e metodologico, Jaspers passa poi nella seconda parte ad analizzare i compiti precipui dell’Università: ricerca, insegnamento e istruzione. I caratteri che formano l’habitus del ricercatore sono anzitutto lo studio, vale a dire: disciplina, ordine e tempo. In altri termini, buona volontà e impegno. Il lavoro poi ha da essere sensato, guidato da idee, le quali hanno una vita propria, non le si può evocare a comando, occorre accoglierle quando si manifestino. “Chi separa la vita in lavoro e divertimento non è un vero intellettuale. Il modo di vivere è una condizione fondamentale perché nascano le idee e soprattutto perché vengano prese sul serio”5.

Per contrastare la possibile deriva specialistica che l’attività di ricerca quasi necessariamente reca con sé, Jaspers precisa che:

Condizione vitale per la scienza è che essa si rapporti al tutto. Ciascuna singola disciplina esiste solo in relazione all’intero della conoscenza scientifica, perciò è scopo dell’Università infondere negli studenti l’idea di questo tutto in rapporto alla propria disciplina e in rapporto al conoscere in generale6.

Trattando poi della didattica, il Nostro distingue tre modelli educativi prevalenti nel corso della bimillenaria storia della pedagogia: istruzione scolastica, apprendistato presso un maestro ed educazione socratica. L’educazione universitaria è, per sua essenza, di questo terzo tipo: socratica. Questo perché la relazione tra studente e professore è per propria natura non fondata sull’autorità, ma sulla parità. Le metodologie didattiche presentate e valutate da Jaspers mostrano un’attenzione all’equilibrio tra la libertà massima che il docente deve avere nella sua lezione e una programmazione ben pensata.

Questa polarità viene poi rianalizzata nel binomio Università-Istituzione. L’Istituzione è l’incarnazione storica e necessaria nella quale vive e persiste l’idea di Università, che può anche soffrire un’istituzionalizzazione inappropriata, liberticida o comunque oppressiva. Nondimeno, l’aspetto istituzionale di questa realtà è quello che ne permette il concreto esercizio, dunque non è solo un appesantimento burocratico. La tensione spesso si genera tra le personalità e l’Istituzione, dove le prime sono il cuore scientifico e accademico, la seconda il contenitore che per certi versi talora sembra che cerchi di sterilizzare l’esuberanza creativa delle personalità scientifiche.

La terza e ultima parte della disamina jaspersiana mette poi conto di valutare i requisiti fondamentali per l’esistenza dell’Università e tra questi i principali sono: il fattore umano, le persone che la compongono a vario titolo, la società, lo Stato e le risorse economiche a sua disposizione.

Riguardo alle persone la prima attenzione è da porre agli studenti. Se, in astratto, l’Università è pensata per tutti gli studenti, in concreto è più vero che essa sia solo per quelli con una formazione adeguata. Per questo è importante una selezione mirata del corpo discente da compiersi su tre criteri: le attitudini, come esse siano distribuite nella popolazione, i fattori che contribuiscono alla selezione.

Le attitudini a propria volta si possono distinguere in: psicologiche, intellettuali, morali e di creatività. Non possiamo entrare nel dettaglio della valutazione di ciascuna di queste caratteristiche, per le quali si rimanda al testo, merita di essere però sottolineato come per Jaspers queste qualità non debbano essere intese quali dati definitivi “indicatori dell’essere”, con un formula felice, ma piuttosto come approssimazione incerta di tratti di idoneità al lavoro di studio.

Riguardo alla distribuzione sociale di queste attitudini Jaspers cerca un punto di equilibrio tra un eccessivo determinismo classista, evidentemente infondato, e una altrettanto irrealistica indifferenza alle origini e al contesto, che negherebbe il valore della biografia individuale. Di interesse il rilievo poi per cui un’elevata condizione economica ha oggi come suo effetto più un’inesausta bramosia per i beni di consumo, che non la capacità di apprezzamento del valore delle cose, così da costituire un elemento di selezione inversa, più che diretta.

I metodi della selezione possono essere indicati in tre modelli: esami, cooptazione da parte di persona di livello superiore, elezione dal basso da parte di un gruppo ristretto di persone definibile formalmente. Riguardo ai test d’accesso il Filosofo mette in guardia da una acritica accettazione dei risultati di tali test quali indicatori oggettivi di intelligenza. Non lo sono. Al massimo ad essi si può accreditare un parziale valore di riconoscimento di determinate qualità cognitive, che nulla dicono però della profondità intellettuale, della creatività, della volontà o della disponibilità al sacrificio, della cui importanza eravamo già stati avvisati in relazione alle attitudini morali per lo studio.

Non potendo, per limiti di spazio, rassegnare in dettaglio tutti gli elementi che contribuiscono al funzionamento dell’Istituzione Universitaria, si pensi che Jaspers valuta accuratamente anche la parte economica che tanto impatta sulla qualità della ricerca. Ci congediamo dal lettore con le parole dell’Autore:

La molteplicità dei punti di vista trattati può forse distrarre dalla questione centrale da cui tutte le altre dipendono e cioè l’idea di Università, nella quale e sulla quale si fondono la vita e il significato dell’Istituzione. Tale idea non poteva essere presentata con formule già fatte, ma doveva essere lasciata affiorare maieuticamente e deve continuare a chiarirsi sempre più in noi. Essa deve costituire il riferimento per giudicare tutte le altre realtà attinenti all’Università e le loro condizioni di esistenza7.


  1. Karl Jaspers, L’idea di Università, SEU, Roma 2022, p. 5. ↩︎
  2. Ivi, p. 144. ↩︎
  3. Ivi, p. 147. ↩︎
  4. Ivi, p. 151. ↩︎
  5. Ivi, p. 163. ↩︎
  6. Ivi, p. 167. ↩︎
  7. Ivi, p. 231. ↩︎

(Studi Jaspersiani, 2023)

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